Sesso solo per godere?

E’ una riconosciuta esigenza fisiologica dell’essere umano quella di fare sesso. Ci sono delle grandi diversità, però, nel come farlo (e non ci riferiamo alle modalità fisiche e gestuali dell’atto in se per se) e queste dipendono da criteri che si sono formati nel tempo in tutte le culture esistenti sulla terra.
Analizzare le differenze che intercorrono a proposito di come si vive il sesso all’interno di una tribù indios dell’Amazzonia e quello di una etnia Mitteleuropea, può dare adito a constatare ancestrali e significative diversità che possono soddisfare antropologi ed etnologici.
Quello che a noi interessa è, genericamente, comprendere se sia appagante fare sesso a pagamento (certo che se esistono e proliferano siti come incontridoc.com, qualcosa di appagante ci deve essere!) e quanto ad esso è collegato incominciando proprio da una domanda il sesso è solo per godere?

Sesso o fare l’amore?

L’atto fisico che porta al fondamentale amplesso e al conseguenziale godimento con l’appagamento del desiderio, può appartenere ad una delle due motivazioni:
– sesso consumato solo per il proprio piacere fisico,
– sesso come conseguenza di un sentimento di amore.
I puristi della situazione, descrivono il sesso fine a se stesso come atto egoista che necessita all’individuo (indipendentemente dal genere) per sfogare i suoi istinti carnali; mentre all’amplesso che corona un amore, viene dato un diverso significato che rasenta la purezza di una gestualità ovvia tra due persone che si vogliono bene e che vogliono coniugare il tradizionale detto ‘due corpi, una unica anima’.
Preambolo necessario per fare un distinguo tra il sesso legato al sentimento e quello fine a se stesso. Ed è proprio in questo segmento motivazionale che va inquadrato il sesso a pagamento.

Fin dall’antichità

In ogni luogo del mondo e in ogni popolazione, il sesso a pagamento è sempre stata una possibilità sin dalla notte dei tempi.
Innumerevoli sono le fonti storiche che, confermate anche da ritrovamenti archeologici, fungono da oggettiva testimonianza di come la prostituzione fosse una pratica decisamente in essere durante l’antichità.
Se ne hanno tracce sin dai tempi dei Babilonesi, nel XVIII secolo a.C. dove nel Codice di Hammurabi si legifera a tutela dei diritti di proprietà delle prostitute. Dai Babilonesi ai Sumeri, dall’antica Grecia alla Roma cesarea, il sesso a pagamento è stato un denominatore comune dei popoli e se si crede che tale pratica non fosse utilizzata altrove, si commette un errore di superficialità. In Giappone con le taiwaf (una sorta di geishe dedicate a vendere sesso), in Mesoamerica già con gli Atzechi che avevano organizzato degli edifici (chiamati Cihuacalli) dov’erano radunate le prostitute controllate dalle autorità, ogni luogo del pianeta ha sempre tenuto in debito conto l’offerta del sesso a pagamento.

E’ appagante?

Nel corso delle epoche il sesso a pagamento ha visto mutare stili e mode anche se, concettualmente, il fine è rimasto ovviamente lo stesso: produrre godimento.
Indubbiamente avere l’opportunità di raggiungere l’orgasmo attraverso il quale placare la sete di desiderio che tocca ogni individuo, significa sentirsi soddisfatto di una esigenza naturale che deve essere gratificata periodicamente almeno fintanto che si avverta questo stimolo.
Abbiamo volutamente tralasciato l’aspetto etico del rapporto di sesso a pagamento, in quanto molte sarebbero le dinamiche da considerare (da quelle religiose a quello di carattere morale e di costume), dando per acquisito il fatto che coloro che vanno a richiedere sesso in cambio di soldi, sono consapevoli di quello che hanno deciso di fare ed hanno superato ‘paletti’ di varia natura.
L’appagamento è tuttavia costituito da una somma di circostanze che includono il coinvolgimento e l’esperienza della persona che offre questa prestazione ‘professionale’ alla quale deve interessare il beneficio che ne trarrà il suo ‘cliente’ che potrebbe fidelizzarsi avendo trovato una partner capace di realizzare tutti i suoi desideri.