
Come
la Cassandra
di Christa Wolf,
noi Donne in Nero,
pensiamo che
Tra uccidere e morire
esiste una terza via:
vivere
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Noi
Donne in nero siamo una rete
internazionale di donne contro le guerre.
Ripudiamo ogni forma di guerra, di terrorismo, di fondamentalismo
e di violazione dei diritti umani e civili delle bambine,
dei bambini, delle donne e degli uomini cittadini del
mondo. Ricerchiamo pratiche nonviolente per la mediazione
dei conflitti e promuoviamo la "diplomazia
dal basso".
A muoverci è la relazione
diretta con le donne dei luoghi difficili:
palestinesi, israeliane, delle terre balcaniche, afghane,
pachistane, kurde, turche, algerine, … che cerchiamo
di "abitare" insieme a loro, attraversando
confini e conflitti per affermare una politica internazionale
delle donne e perché gli uomini e le donne del
mondo siano liberi da guerre, violenze, povertà.
Il mondo diverso che vogliamo
non appartiene ai violenti e ai potenti. Siamo
convinte che per fare la pace non bisogna preparare
la guerra ma che per fare la pace bisogna preparare
la pace, sradicare la povertà e le ingiustizie,
intrecciare relazioni e azioni, tenere aperte strisce
di futuro e di speranza, costruire ponti di pace, tessere
tele di solidarietà.
Per noi Donne in Nero sostenere "Fuori
la guerra dalla storia", oggi che si tende
a considerare la guerra come una transizione accettabile
per raggiungere la pace, non è un utopia e agiamo
realmente, con il corpo, con il cuore, con la mente
perché avvenga.
Noi Donne in Nero abbiamo la modalità
di tessere la rete della solidarietà e della
diplomazia dal basso, quindi di sostenere le donne che
vivono nei luoghi difficili entrando in relazione con
loro e creando ponti di solidarietà e di sorellanza
attiva.
Il nostro pensiero
è legato al rifiuto della violenza, di ogni nazionalismo,
militarismo, contro la cultura e il linguaggio bellicista
presente nella vita di tutte, tutti noi, pacifisti e
non, la volontà di cercare di capire le ragioni
degli uni e degli altri pur assumendo una ferma e chiara
posizione contro le guerre. Creare connessioni, relazioni,
scambio e solidarietà per costruire una soggettività
politica di donne e un’identità radicata
nel nostro essere capaci di appartenenze e superamento
di queste, visione di un mondo che ha la possibilità
di scegliere di poter e voler cambiare questa società
fondata sulla sopraffazione e il dominio, sull’ingiustizia
economica e sociale. La volontà di essere protagoniste
di questo cambiamento.
(Luisa Morgantini)
Il nostro modo di manifestare
è costante nel tempo: ci siamo con i corpi, vestite
di nero, in silenzio. Il nostro silenzio non è
rassegnazione ed impotenza, ma protesta e riflessione,
è urlo al di là delle parole. I nostri
occhi si muovono, non sfuggiamo gli sguardi delle persone
che passano, vogliamo che sappiano perché siamo
lì, siamo nelle piazze, partecipiamo alle manifestazioni,
informiamo la gente, facciamo appello perché
non si partecipi alle operazioni di guerra, aderiamo
e organizziamo la campagna di obbiezione fiscale alle
spese militari.
Le nostre pratiche
sono simboliche nelle modalità di manifestazione
ma il nostro fare è reale. Reali sono le nostre
iniziative di opposizione alla guerra e alla partecipazione
dell'esercito italiano ad azioni militari. Reale è
la nostra azione di denuncia della militarizzazione
di cuori e menti e della spericolata macchina del consenso
mediatico che la sostiene. Reali le proteste e le pressioni
su governi e istituzioni. Reale è il nostro "abitare"
i luoghi difficili", attraversando confini e conflitti
e per portare occhi testimoni e corpi solidali. Reale
il nostro dare voce a chi voce non ha per rompere il
muro del silenzio indifferente. Reali i nostri incontri
con le donne dei paesi in guerra, per costruire ponti
di pace e per tessere reti di solidarietà, trame
di fili invisibili che segnano il tracciato della relazione,
del rispetto, del riconoscersi nelle differenze. Reali
il nostro pensare, il nostro fare, i nostri progetti
per disarmare il mondo e le coscienze. Reali il nostro
agire e il nostro cooperare "globalmente"
per il riconoscimento e il rispetto dei diritti collettivi
e individuali. Reali sono, soprattutto, i nostri corpi
quando ci interponiamo tra gli eserciti armati e i popoli
inermi e quando in silenzio e in nero ci opponiamo a
ogni forma di violenza.
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